Su 10 euro di elemosina solo 2 arrivano ai poveri!
11/11/2016 2082 Visualizzazioni

Su 10 euro di elemosina solo 2 arrivano ai poveri!

“Si chiama Obolo di San Pietro l’aiuto economico che i fedeli offrono al Santo Padre, come segno di adesione alla sollecitudine del Successore di Pietro per le molteplici necessità della Chiesa universale e per le opere di carità in favore dei più bisognosi”.

Si legge questo nel sito della Santa Sede quando si cerca di capire cosa sia “l’Obolo di San Pietro”. Quali sono i suoi obiettivi? A cosa servono i soldi che molti fedeli versano nelle casse del Papa, indirizzando le loro risorse direttamente al Santo Padre?

Qui è necessario fare i necessari distinguo tra teoria e pratica. Se si pensa che quei soldi debbano andare in carità, come indicato anche dal sito del Vaticano, si cade in errore. In realtà gran parte finisce a coprire i buchi della curia. “Di 10 euro versati dai fedeli per l’Obolo di San Pietro – ha detto ieri sera Gianluigi Nuzzi parlando del suo libro “Via Crucis” – solo 2 euro finiscono in beneficienza e il resto viene utilizzato per ripianare i conti della curia“. Parole che lasciano sgomenti, ma che sarebbero surrogate dai documenti in mano al giornalista.

La confusione sui conti del Vaticano, però, non si fermano qui. Poca chiarezza anche in merito alla gestione dei tanti fondi vaticani che raccolgono soldi per poi usarli nelle più disparate attività. Partiamo dal “Fondo di carità” a disposizione della Commissione cardinalizia: a quanto si apprende dal libro di FiTtipaldi “Avarizia” dei 425mila euro raccolti nel 2013 e nel 2014 nulla è finito per aiutare i disgraziati. E dei 139mila euro a disposizione del “Fondo per le opere missionarie”, solo 17mila sono stati elargiti in due anni ai missionari. Utilizzato poco (e male) anche il “Fondo per le Sante Messe”: 2,7milioni di euro raccolti e solo 35mila dati ai sacerdoti di tutto il mondo. Che, ricordiamo, ricevono uno stipendio che si aggira intorno agli 800 euro.

Dopo le anticipazioni sull’uso dei soldi del Bambin Gesù che sarebbero stati investiti per ristrutturare l’attico del cardinal Bertone, dalle carte emergono dati sconcertanti anche su altre “spese pazze” della curia. In particolare a Francesco sarebbe stata inviata una lettera contente le spese della segreteria per l’Economia, guidata da monsignor George Pell e istituita proprio per porre fine alle “abitudini nefaste della curia”. Ebbene, da quella missiva emergono “centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, perfino un sottolavello da 4.600 euro“. Il tutto per un totale di 1,5milioni di euro.

A finire sotto il mirino dei giornalisti investigativi Nuzzi e Filippaldi anche l‘APSA, l’Amministrazione delpatrimonio della Sede Apostolica. Nel portafoglio della Santa Sede ci sarebbero circa 5mila appartamenti a Roma ed altri sparsi in tutta europa. In particolare, immobili in Inghilterra per 25,6 milioni di euro, in Svizzera per 27,7 milioni e tra l’Italia e la Francia per un totale di 342 milioni. Beni ingenti che sarebbero potuti servire a ripianare i conti in rosso e a aiutare i poveri? Forse. Peccato – dice Nuzzi – che gli affitti dati ad amici e cardinali abbiano in molte occasioni canoni ridicoli: “vanno da 1 euro a 100 euro al mese”.

Simbolo, anche questo, di una gestione dei conti che anche il Papa – intercettato di nascosto – ha definito “fuori controllo”.


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