Aragoste, hotel di lusso e aerei: tutta la bella vita di Renzi pagata dagli italiani
23/10/2016 33 Visualizzazioni

Aragoste, hotel di lusso e aerei: tutta la bella vita di Renzi pagata dagli italiani

Il «grande accusatore» del premier Alessandro Maiorano presenta una maxidenuncia: dai soldi spesi quando era presidente della Provincia alla casa pagata da Carrai.

Ora c’è la denuncia. E fa una certa impressione vedere il plico poggiato sul tavolo dello studio dell’avvocato Carlo Taormina. Una montagna di carte. Che ieri mattina è stata firmata dal «grande accusatore» di Matteo Renzi,Alessandro Maiorano. Il dipendente comunale che dal 2011 denuncia le «debolezze» del premier: dalle presunte «spese pazze» ai tempi in cui era presidente della Provincia di Firenze, fino alla casa pagata dal suo braccio destro Marco Carrai.
Sul tema si sono esercitati in molti, ma fino ad oggi è successo decisamente poco. Ora Maiorano, e il suo difensore Taormina, sperano che finalmente qualcosa si muova. «La magistratura ha l’occasione di dimostrare di non essere politicizzata» sottolinea l’avvocato. E il denunciante rilancia: «Voglio la verità. Se ho sbagliato sono pronto a pagare, ma se ha sbagliato lui?». Quindi sfida Renzi: «Accetti il confronto televisivo».
Nell’attesa che il presidente del Consiglio risponda arriva la denuncia depositata ieri alla procura di Roma e che lunedì, presumibilmente, partirà alla volta di Firenze. L’accusa è di aver sperperato 30 milioni di euro di soldi pubblici e non solo. I reati ipotizzati vanno dall’associazione per delinquere al peculato, passando per l’abuso d’ufficio e la corruzione. Con Renzi sono state denunciate altre persone tra le quali i componenti della giunta provinciale in carica tra il 2004 ed il 2009, tre ex funzionari della Provincia di Firenze ora al Comune, Marco Carrai, Alessandro Dini, Alessandro Conticini.
Ora toccherà ai magistrati indagare e capire se il premier ha qualcosa da spiegare. Di certo, sfogliando le ricevute raccolte minuziosamente nel fascicolo c’è da sorridere. Anche perché, vista l’indignazione popolare per le mutande che Roberto Cota si fece rimborsare dalla Regione Piemonte, ci si domanda come sia possibile che nessuno abbia detto niente sull’«espresso» di Matteo.
È il 21 aprile del 2008. L’allora presidente della Provincia di Firenze si trova a Chicago per un viaggio istituzionale. E al suo ritorno inserisce nella nota spese uno scontrino da 13,78 dollari (10,67 euro al cambio di allora). 7,5 sono stati spesi per due caffè espressi.
Che dire poi della cena per 4 persone pagata la sera successiva? Un occhio alla ricevuta ed ecco spuntare 4 «aragoste in gratin» per un totale di 87,8 dollari. Dopotutto come si fa ad andare a Chicago e non mangiare aragosta? Il premier, in fondo, è persona che ama trattarsi bene. Così ecco spuntare un’altra cena, ma stavolta a Firenze, alla trattoria «I due G»: bottiglia da vino da 50 euro e una bistecca da un chilo e 800 grammi (i coperti sono tre).
Ma è sempre dagli Usa che arrivano le notizie più sfiziose. Come i 36 dollari per una colazione da Starbucks con 3 cappuccini, un muffin, yogurt, insalata di frutta e altre amenità. O come quel viaggio in cui la carta di credito della Provincia viene «momentaneamente bloccata a garanzia di un pagamento da parte di un hotel a Boston» e Renzi è costretto ad utilizzare la sua. La nota spese parla di 3000 dollari spesi al The Fairmont hotel di San Jose (il 7 novembre 2007). Nella delibera, però, si parla di 4.106,56 dollari, che al cambio fanno circa 700 euro in più. Una strana discrepanza. Sommando il resto delle ricevute spiccano gli oltre 6.200 euro spesi al ristorante Da Lino per varie cene e gli oltre 7.000 al ristorante Taverna Bronzino. Ci sono anche 184 euro pagati all’hotel Helvetia e Bristol di Firenze (ma Renzi non vive lì?).
Insomma tante «curiosità» su cui fare luce. Per le sue accuse Maiorano è già stato querelato dal premier. Il processo è già cominciato ma Matteo non si è costituito parte civile. Eppure è stato lui a presentare la denuncia. Un’altra stranezza in questa vicenda.
(fonte: Il Tempo)
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