IN ARRIVO IL REFERENDUM SUL JOBS ACT: PRIMA ROGNA PER IL GOVERNO PACCHIA GENTILONI
16/12/2016 1115 Visualizzazioni

IN ARRIVO IL REFERENDUM SUL JOBS ACT: PRIMA ROGNA PER IL GOVERNO PACCHIA GENTILONI

E’ uscita poco fa la clamorosa notizia che l’ 11 gennaio la Consulta deciderà o meno di approvare il Referendum presentato dalla Cgil sul Jobs Act.

Il referendum in questione chiede l’abolizione del Jobs Act, il ritorno all’articolo 18, la cancellazione dei voucher e il ritorno alle garanzie per i contributi dei lavoratori delle ditte che subappaltano lavori.

Erano in molti i governanti che avrebbero sperato in un rigetto da parte della Consulta la quale ha fatto invece sapere che si pronuncerà in merito l’11 gennaio del prossimo anno.

C’è una buona probabilità infatti che la Consulta dichiari ammissibile tale referendum, il quale ci porterà al voto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, tanto che nel governo come in Parlamento, già danno quasi per certo che la Corte darà l’ammissibilità del quesito.

Una vera e propria ” rogna” sia per il nuovo Governo, sia per il Ministro Poletti ma soprattutto per Renzi, perchè una ulteriore sconfitta di una sua riforma, azzopperebbe le possibilità di rivincita dell’ex premier e comprometterebbe la corsa del Pd e dei suoi alleati alle successive elezioni, spianando la strada al Movimento 5 Stelle verso la vittoria.
Una ipotesi da non escludere assolutamente, perché se attorno all’iniziativa della Cgil si coagulassero l’ M5S, la Lega e i vari spezzoni della sinistra, si riprodurrebbe il blocco del fronte del No alle riforme costituzionali e si riproporrebbe lo scenario del 4 dicembre.

Nel Pd adesso si cerca di correre ai ripari per evitare un nuovo ko referendario, e già è venuta fuori la prima possibile soluzione per evitare il voto popolare: abolire o modificare il Jobs Act in modo che il referendum non avrebbe più senso. Ma in questo modo getterebbero all’ aria tutto il lavoro svolto con Renzi, compromettendo ancora di più la successiva corsa dell’ ex premier e dell’ intero partito verso le elezioni.

Ma allora cosa fare per restare attaccati alla poltrona?

Ed ecco che viene fuori una seconda soluzione, ma molto più rischiosa:
bisognerebbe sciogliere le Camere e andare al voto a giugno, proprio nel periodo che dovrebbe esserci il Referendum. In questo caso la legge parla chiaro: i quesiti referendari vanno congelati e spostati di un anno perché non si possono tenere insieme elezioni politiche e referendum. La via più semplice. Una soluzione che però prevede l’approvazione di una legge elettorale in tempi brevi, che deve fare i conti con la riluttanza del presidente della Repubblica a sciogliere le Camere, e con il rischio di non venire rieletti dal popolo alle politiche. In questo caso potrebbe essere il nuovo governo ad abolire il Jobs Act, senza referendum, senza dover tener conto a Renzi…
Per non parlare poi del rischio, in caso di una non rielezione, della perdita del vitalizio per molti parlamentari che per ottenerlo devono rimanere incollati alla poltrona almeno fino a settembre 2017.

L’ultima soluzione, quella che la maggioranza sembra escludere a priori è quella di rischiare con l’esito del referendum, ma sanno benissimo che il Jobs Act ha solo aumentato il precariato e abolito i diritti dei lavoratori, due buone ragioni per venir bocciato dai cittadini.

In poche parole se a Consulta dovesse dichiarare ammissibile il Referendum, il Governo e tutto il PD si troverebbero con le spalle al muro, in una situazione in cui qualsiasi loro mossa metterebbe comunque a rischio la poltrona.

A questo punto non resta che tifare per la Consulta…

http://misteri.newsbella.it/referendum-jobs-act-la-prima-vera-rogna-per-gentiloni-che-potrebbe-far-saltare-governo-e-pd-a-giugno/

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