MA DAI… IL FIGLIO DI POLETTI “COPIAVA” GLI ARTICOLI DI REPUBBLICA?

Tra tutti gli errori che un giornalista può fare, quello di copiare un articolo dell’ allora direttore di Repubblica, Ezio Mauro, pare proprio grossolano. Eppure Manuel Poletti, il “giovane”...

Tra tutti gli errori che un giornalista può fare, quello di copiare un articolo dell’ allora direttore di Repubblica, Ezio Mauro, pare proprio grossolano. Eppure Manuel Poletti, il “giovane” italiano di 42 anni paffutello come il padre e ministro Giuliano, ci è riuscito.

Usa proprio le parole del collega più celebre per inaugurare la direzione del suo settimanale romagnolo Sette sere: Che sappia creare quella chimica arcana con cui il giornale dà quotidianamente forma a se stesso, dal primo abbozzo del mattino all’ urto pieno e aperto con i fatti.

Intendiamoci, non sarà né il primo né l’ ultimo cronista di provincia a scimmiottare i grandi quotidiani.

Ma non se ne sarebbe accorto il sito Huffington Post, del gruppo di Repubblica, se il papà ministro del Lavoro non avesse fatto la ormai famosa gaffe sui “coetanei” del pargolo.

Quelli che pazienza se vanno all’ estero, perché lui conosce gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata perché questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi.

La prudenza dovrebbe indurre il ministro, ex presidente della Lega Coop, a non parlare così dei figli degli altri quando il suo dirige proprio il giornale di una cooperativa.

Manuel Poletti ne presiede anche la casa editrice, che in tre anni ha ricevuto oltre mezzo milione di contributi pubblici.

Lui al Fatto Quotidiano dichiara di guadagnare 1800 euro al mese, che la sua avventura professionale è cominciata prima dell’ entrata in politica del papà e che il governo Renzi lo ha rovinato tagliando i fondi per l’ editoria anche retroattivamente.

Nonostante le ripetute scuse del padre e le precisazioni del figlio sono arrivate offese e addirittura minacce.

Ieri sera il “giovane” giornalista ha sporto denuncia ai carabinieri di Faenza a seguito di pesanti offese ed alcune minacce di morte giunte tramite Facebook e via email contro la mia persona e l’ azienda che rappresento, la cooperativa Media Romagna di Ravenna.

Intanto in Parlamento si prepara il voto di sfiducia individuale verso il padre.

Mentre la parte governativa del Pd, Ncd e Forza Italia sembrano perdonare il ministro si vede l’ inizio del possibile derby sul prossimo referendum sul lavoro.

Scrive Roberto Speranza della minoranza Pd proprio all’ Huffington Post: Un’ esternazione errata capita a tutti. E le scuse sono un segno positivo di umiltà. Un ministro si può sfiduciare solo per una frase sbagliata? Alcuni pensano di si. Io non ne sono convinto. Forse è solo propaganda.

Ma il ministro del lavoro non può continuare a non vedere che nel fiume di questa nuova precarietà stiamo perdendo un’ intera generazione. E questo si che varrebbe la sfiducia.

Si vede così come il problema del lavoro dei giovani infiammi la società e la politica. Forse la colpa maggiore di Poletti (padre, perché sul figlio nulla deve ricadere), è di non aver convinto l’ Italia col Jobs act, il finto contratto unico che non riforma il mercato in profondità.

Fonte: qui

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