DE LUCA “COMPRA” I POLITICI: TORNANO LE PENSIONI D’ORO (DALLE FRITTURE AL VITALIZIO È UN ATTIMO)

Dalle fritture al vitalizio è un attimo. La macchina della propaganda e del consenso del governatore Vincenzo De Luca lavora a pieno ritmo. Né la batosta al referendum costituzionale...

Dalle fritture al vitalizio è un attimo. La macchina della propaganda e del consenso del governatore Vincenzo De Luca lavora a pieno ritmo.

Né la batosta al referendum costituzionale né l’indagine per istigazione al voto di scambio, in relazione al discorso ai 300 sindaci all’hotel «Ramada», tanto meno i rapporti logorati con Matteo Renzi, hanno lasciato il segno dalle parti di Palazzo Santa Lucia.

Stavolta il colpo di teatro si consuma al Centro direzionale, sede del Consiglio regionale della Campania. Dove un maxi-emendamento della maggioranza di centrosinistra, appena arrivato in commissione Bilancio, assume le sembianze di un clamoroso, e nemmeno troppo inaspettato, regalo di Natale.

Il Pd anti-Casta e anti-sprechi (a parole) ha, infatti, tutta l’intenzione di reintrodurre il vitalizio ai consiglieri regionali abolito dalla giunta di Stefano Caldoro, in ottemperanza al decreto Monti, nel gennaio 2012.

Quella dei dem è una manovra nascosta, come un vietcong nella foresta, dietro astruse formule finanziarie e rimandi a richiami di legge. Formule che, ridotte all’osso, dicono questo: i consiglieri regionali dell’attuale legislatura otterranno una pensione di 2.500 euro versando di tasca propria poco meno di 700 euro.

Tutto in virtù dell’articolo 5 della correzione alla legge di stabilità che prevede di adeguare il sistema previdenziale consiliare a quello contributivo della Camera dei deputati e non più a quello dell’Inps, come invece avrebbe dovuto essere.

Ciò significa che, per incassare l’assegno, i consiglieri regionali dovranno rinunciare solo all’otto per cento dell’attuale imponibile dell’indennità di funzione. Poche briciole, davvero. Il resto (ovvero, il 75 per cento della somma complessiva) sarà tutto a carico delle casse pubbliche.

In realtà, l’operazione è stata studiata in maniera così raffinata che non si può nemmeno parlare di vitalizio ma di vera e propria pensione.

Il che comporta un vantaggio non da poco per i vecchi volponi della politica campana: i consiglieri anziani, che matureranno o hanno già comunque maturato il vitalizio delle scorse consiliature, potranno infatti aggiungerci anche questa nuova pensione. Raggiungendo, a occhio e croce, la ragguardevole cifra di 5.500 euro netti al mese come ex consiglieri regionali. Mica male.

Combinazione vuole, inoltre, che l’assegno pensionistico minimo sia dello stesso importo (2.500 euro) del vitalizio minimo soppresso cinque anni fa. Coincidenze. Casi della vita.

Questo, ovviamente, si verificherà solo se il provvedimento passerà in Aula. Nel 2013, l’ex consigliere de «La Destra» Carlo Aveta volontariamente rifiutò il vitalizio.

E stavolta qualcuno lo imiterà? Al netto dell’incoerenza politica del Pd e di De Luca, in particolare, che aveva promesso una legge di bilancio attenta agli sprechi della politica e pensata proprio per dare una mano alla fasce deboli, il maxi-emendamento prevede di estendere i benefici pure agli assessori tecnici. Caso unico in Italia.

L’operazione, calcoli provvisori alla mano perché è tutto assai veloce nel mondo della politica regionale soprattutto quando si parla di soldi, a fine legislatura graverà per circa cinque milioni di euro sul bilancio del Consiglio.

A meno che non arrivi qualcuno a sollevare il dubbio più che motivato che il blitz del Pd sia in contrasto con un bel po’ di leggi.

Fonte: Qui

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