“I 5 stelle al governo? Un bel casino per l’establishment. Quei barbari chi li conosce? E chi li controlla? Non hanno nemmeno una sede, un centralino, un numero di telefono per provare ad agganciarli”. Ovazioni per Marco Travaglio

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(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano)– Il professor Angelo Panebianco, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Frivolo come un colonnello in pensione, illuminato come una beghina, egli svolge una funzione piuttosto miserevole, eppure necessaria. Uno di quei lavori che nessuno vorrebbe fare, ma che qualcuno deve pur fare. Il suo è catalogare con gran convinzione, precisione e compunzione tutto il peggio del pensiero dominante e degl’interessi sottostanti –scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 10 novembre 2017, dal titolo “Viva la diga”.

Se volete capire come ragiona (si fa per dire) e si muove (si fa sempre per dire) il sistema di potere che comanda da sempre in Italia con i risultati a tutti noti, leggetevi il Panebianco che, tutto monocolo, barbetta e panciotto, ne è al contempo l’aedo e il proselitista. Il Bignami dell’Estabishment, l’Assurancetourix dell’Ancien Régime.

Ora il dramma che leva il sonno ai padroni del vapore è presto spiegato: incuranti dei moniti di tutti i Panebianchi, gli elettori continuano a votare come pare a loro. E, anziché correre giubilanti verso un bel governo Renzusconi, si ostinano a preferire i “populisti”, “antisistema”, “ribellisti” e “pauperisti” (le ultime due meravigliose definizioni sono di B.): i 5Stelle, senza contare – a destra – Salvini&Meloni che insieme superano di gran lunga i voti di B.

Ora poi, vedi Sicilia, anziché eliminare uno dei tre poli per restituirci allo splendido bipolarismo di una volta, gli elettori preferiscono azzoppare il Pd, aprendo la strada a un bipolarismo centrodestra-5Stelle.

Un bel casino: finché la lotta era fra destra e sinistra, il sistema di potere era garantito comunque, chiunque prevalesse, perché alla fine vinceva sempre il banco. Ma ora quei barbari chi li conosce? E chi li controlla? Non hanno nemmeno una sede, un centralino, un numero di telefono per provare ad agganciarli. Un disastro.

Ecco dunque l’insonne Panebianco, con la barba tutta spettinata, domandarsi angosciato sulla prima pagina del Corriere: “La rinascita politica di Silvio Berlusconi farà rinascere anche l’antiberlusconismo?”.

La domanda è totalmente insensata: in tutto il mondo chi vince le elezioni ha poco più della metà del popolo a favore e poco meno della metà contro (detta anche “opposizione”, la cui intensità dipende dal livello di inaccettabilità delle condotte di chi governa).

Qualcuno si meraviglia forse se, negli Usa, la vittoria di Trump ha fatto nascere l’antitrumpismo?
No, ma Panebianco ha altro per la testa che l’antiberlusconismo. Che fra l’altro, per come lo descrive lui, esiste solo nella sua. “Dal 1994 al 2011 l’antiberlusconismo fu virulento”, addirittura con “periodiche manifestazioni oceaniche contro il ‘nuovo tiranno’”.
In realtà le uniche manifestazioni “oceaniche” furono due, entrambe nel 2002 a Roma: quella della Cgil di Cofferati contro la “riforma” dell’articolo 18 e quella dei Girotondi e di MicroMega contro la legge Cirami: cioè contro leggi ritenute pericolose e vergognose, non contro il “nuovo tiranno” .

Ma allora – trema ancora il prof – c’era “l’ossessiva, ossessionante presenza di Berlusconi in quasi tutte le conversazioni private”: erano gli amici di Angelo che, appena arrivava lui, interrompevano gli abituali discorsi sulla gnocca e si mettevano a sparlare di B., per farlo incazzare. C’era – dice lui, ancora sgomento – addirittura chi faceva “tifo da stadio” sulle “inchieste giudiziarie su di lui”, al punto che qualcuno financo “avrebbe voluto vederlo in galera”: auspicio francamente bizzarro, per un condannato definitivo per frode fiscale.

Ma i reati commessi da B. non c’entravano nulla con i processi e le sentenze: è che abbiamo “sempre bisogno del Mussolini di turno”, dell’“‘uomo forte’ da demonizzare”, affetti come siamo dal “complesso del tiranno”.

E poi “la virulenza dell’antiberlusconismo” dipendeva anche dal fatto che gli antiberlusconiani erano tutti di “quella sinistra erede del Partito comunista”, dunque detestavano B. non per quello che era (un piduista amico dei mafiosi, un tycoon in conflitto d’interessi e il capo di aziende che corrompevano sistematicamente politici, giudici, finanzieri e infine senatori), né per quello che faceva (sostanzialmente i cazzi suoi, anche nel senso letterale del termine). Ma perchéè un “anticomunista”, un “miliardario” e – tenetevi forte – un “self made man”.

Ora, è vero che – nel suo farsi da solo – Gelli, Mangano, Dell’Utri, Previti e Craxi gli han dato una mano. Ma i fatti reali, nel pianeta Panebianco, non hanno diritto di accesso. Per esempio, il fatto che i terribili “comunisti” si misero subito d’accordo con B. per un piatto di lenticchie, dalla Bicamerale all’inciucio vantato da Violante sul conflitto d’interessi e sull’antitrust, giù giù fino ai governissimi Monti e Letta e ai Nazareni renziani.

O che gli animatori del cosiddetto antiberlusconismo, tutt’altro che “oceanico” (purtroppo), furono cani sciolti della sinistra come Nanni Moretti e Paolo Flores d’Arcais; l’Economist, cioè la bibbia del capitalismo mondiale; e soprattutto campioni della vera cultura liberale come Indro Montanelli e Giovanni Sartori. I quali fin dal ’94 avevano capito ciò che Panebianco non ha ancora capito nel 2017: che un editore di giornali e tv, un titolare di concessioni pubbliche, un finanziere, un plurimputato non può fare politica per conflitto d’interessi e questione morale.

Ora però quella brutta ventata di liberalismo e legalitàè passata perché– esulta Panebianco –“la sfida antisistema dei 5Stelle” costringerà una parte degli ex antiberlusconiani a “optare per quello che riterrà il male minore: Berlusconi”. Il quale B. ora contende a Renzi l’“ambìto titolo di ‘guardiano della diga’” contro gli “antisistema”. Se negli anni 80 e 90 lo slogan del sistema era “meglio mafiosi che rossi”, oggi è“meglio mafiosi che grillini”. Viva la diga.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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