MINISTERO DEI TRASPORTI COINVOLTO IN UNO DEGLI SCANDALI ITALIANI PIÙ NASCOSTI DI SEMPRE

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Storie di Filtri antiparticolato, inquinamento ambientale e omissione di atti d’ufficio: il caso che potrebbe coinvolgere il Ministero dei Trasporti in uno dei più grossi scandali industriali mai visti.

Il Ministero dei Trasporti potrebbe essere indagato per rifiuto e omissione di atti d’ufficio e,soprattutto, inquinamento ambientale.

Ad aprire il coperchio di questo vaso di Pandora, il gip di Roma Paola Di Nicola, secondo cui, per anni, il ministero dei Trasporti non avrebbe fatto niente in merito alla tecnologia dei Filtri antiparticolato per motori diesel e ai suoi rischi per l’ambiente.

Ma procediamo con ordine.

Il Fap, la tecnologia dei Filtri antiparticolato, è una particolare tecnologia utilizzata per diminuire le polveri inquinanti emesse dai diesel. Montata su tutte le vetture e pagata con contributi pubblici, potrebbe invece creare degli scarti ancora più pericolosi per la salute.

I Filtri antiparticolato, infatti, avrebbero dei lati oscuri collegati proprio al loro funzionamento. La tecnologia, che entra in funzione dopo un certo numero di chilometri, avvia la combustione della materia intrappolata nel motore. Come riporta Test, in riferimento a una vecchia intervista rilasciata da Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, “a una temperatura di circa 550 gradi [i Fap ndr.]sminuzzano il Pm10 in particelle infinitamente più piccole, di dimensioni nanometriche, che attraversano le maglie nel filtro e vengono liberate nell’atmosfera. Dunque i filtri intrappolano il particolato, ma liberano polveri ultrafini, che sono in grado di rimanere sospese nell’aria per decenni“.

È provato – aggiunge il ricercatore – che più le polveri sono piccole più sono nocive perché aggrediscono l’organismo in profondità essendo in grado di penetrare fino nel nucleo delle cellule (sono in grado di oltrepassare i tessuti dell’organismo e arrivare in poco più di 60 minuti a depositarsi nel fegato). E i danni per l’ambiente non sono da meno. Innanzitutto le auto dotate di filtro consumano di più e quindi ciò significa più carburante, più gas e più polveri di scarico. Inoltre il Fap immette nell’aria un ulteriore inquinante, il cerio, le cui particelle abbiamo già trovato nell’ambiente cittadino”.

Ma non è tutto. Come riporta Il Fatto Quotidianonel 2008 un’impresa veneta, la Dukic Day Dream, brevetta un sistema per eliminare le polveri basato su un funzionamento totalmente diverso dai filtri.

Mentre questi ultimi eliminano le Pm10 a valle del motore, il nuovo progetto le elimina a monte, portando le auto a produrre un numero minore di scarti nocivi. L’omologazione del prototipo della Dukic Day Dream, però, viene bloccata dai funzionari del ministero a causa della prova di durabilità.

Il test consiste nel valutare quante polveri rimangono nel filtro dopo un certo numero di chilometri. Una prova che non può essere effettuata su questo tipo di prototipo, proprio perché funziona diversamente dai filtri adottati.

La decisione porta la Dukic e due associazioni di consumatori a far partire delle denunce. Le indagini prendono vita nella Procura di Terni. Le perizie rivelano che le omologhe per gli allora monopolisti Iveco e Pirelli erano rilasciate in maniera abbastanza allegra e persino in assenza delle famose prove di durabilità.

Nel 2014, le carte passano a Roma con un invito: “Valutare l’opportunità di procedere al sequestro dei filtri (…) nonché le conseguenze negative in materia ambientale”.

Da qui, ci si rende conto che le particelle sminuzzate dai filtri (Pm 2,5 o inferiori) sono più piccole, inquinanti e anche pericolose!

Secondo il gip di Roma: “È di tutta evidenza che lo Stato italiano, rappresentato dagli organi apicali del ministero dei Trasporti, per voluta negligenza ha violato i diritti fondamentali previsti dalla Convenzione europea per i diritti dell’uomo”. Tra i quali, ovviamente,  quello alla salute.

Alti dirigenti (tra cui il capo della Motorizzazione) sono ora indagati. Secondo l’accusa non solo sarebbero stati a conoscenza del problema, senza mai segnalarlo, ma avrebbero danneggiato la Dukic e omesso di denunciare un rischio per la salute.

La situazione, inoltre, sarebbe stata segnalata ai ministri dei Trasporti (Delrio), Salute (Lorenzin) e Ambiente (Galletti) dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, con una lettera l’8 luglio scorso. Preoccupazioni confermate inoltre dall’Istituto superiore di Sanità a settembre.

Ora la gip di Roma riapre il caso: non solo ha respinto la richiesta di archiviazione sul caso Dukic, ma imposto a Orano di indagare gli alti dirigenti anche per rifiuto e omissione d’atti d’ufficio e inquinamento ambientale (cosa che il pm voleva comunque fare). Gli effetti potrebbero essere enormi, e la data per l’udienza del GUP è fissata per il prossimo 16 ottobre 2017.

via AmbienteBio

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