STIPENDI ITALIANI DA 14 EURO L’ORA: AI DIRIGENTI 3 VOLTE E MEZZO LA PAGA DEGLI IMPIEGATI! THIS IS ITALY

La prima indagine Istat sulla variabilità delle retribuzioni: tra gli stipendi più grassi e quelli più magri “ballano” almeno 12,7 euro l’ora. Gli stranieri guadagnano il 18,6% in meno....

La prima indagine Istat sulla variabilità delle retribuzioni: tra gli stipendi più grassi e quelli più magri “ballano” almeno 12,7 euro l’ora. Gli stranieri guadagnano il 18,6% in meno. La retribuzione cresce con la laurea, ma anche il differenziale tra uomini e donne. Gli stipendi migliori nella finanza, la beffa dei tempi determinati: aggiungono alla precarietà un trattamento economico di sfavore

È una realtà aberrante!

Il dirigente non deve avere né fissi, né garanzie, né partecipazioni alle società che dirige, sennò si alimentano l’ignavia od anche il conflitto di interessi.

Trovare loro garanzie da operaio, dice delle loro qualità più di quanto non vogliano.

E nulla è ancora detto della qualità del loro compito principale: dirigere!Stipendi italiani da 14,1 euro all’ora. Ai dirigenti tre volte e mezzo la paga degli impiegati d’ufficio

La prima indagine Istat sulla variabilità delle retribuzioni: tra gli stipendi più grassi e quelli più magri “ballano” almeno 12,7 euro l’ora. Gli stranieri guadagnano il 18,6% in meno. La retribuzione cresce con la laurea, ma anche il differenziale tra uomini e donne. Gli stipendi migliori nella finanza, la beffa dei tempi determinati: aggiungono alla precarietà un trattamento economico di sfavore

di Raffaele Ricciardi per Repubblica.it

Gli italiani lavoratori dipendenti hanno guadagnato in media 14,1 euro all’ora nel 2014. Ma c’è un solco aperto tra le buste paga più grasse e quelle più magre da almeno 12,7 euro.

E’ quanto emerge dalla prima analisi presentata dall’Istat sulla variabilità delle retribuzioni, che pur fotografando la situazione di due anni fa permette di tratteggiare un quadro composito. Così come variegato è lo scenario delle buste paga, a cominciare dalla spaccatura messa in evidenza dagli statistici. Per rendersene conto, gli esperti mettono a confronto gli stipendi delle fette di popolazione meglio e peggio retribuite per concludere appunto che il 10 per cento dei dipendenti con retribuzione oraria più elevata percepisce almeno 12,7 euro in più per ogni ora retribuita rispetto al 10 per cento dei dipendenti con stipendi inferiori. I dirigenti, per intendersi, hanno una retribuzione oraria che vale cinque volte quella delle professioni non qualificate, tre volte e mezza quella degli impiegati d’ufficio e oltre tre volte superiore alla media; se sono maschi, poi, hanno una volta e mezza la paga delle colleghe.

Un’altra distorsione accompagna la tipologia di rapporto che c’è tra il lavoratore e l’impresa, che svela una grave piaga del mercato retributivo italiano. I contratti a tempo determinato (11,7 euro) hanno uno svantaggio del 21,5% rispetto a quelli a tempo indeterminato (14,9 euro): alla precarietà si aggiunge uno stipendio meno gratificante. “Tale differenziale si riduce notevolmente all’interno delle posizioni lavorative a tempo determinato e indeterminato part-time mentre è massimo tra quelle full-time. In media, la retribuzione oraria delle posizioni a tempo parziale (11,8 euro) è inferiore del -21,3 % rispetto a quella delle posizioni a tempo pieno (15 euro)”, dice l’Istat.

Gli stipendi migliori si trovano nelle attività finanziarie, che garantiscono ai loro dipendenti una retribuzione (25,4 euro) più alta dell’80% rispetto alla media di tutte le professioni. Di contro, vengono catalogate tra le peggio retrubuite le “altre attività dei servizi” che raggruppano le buste paga delle organizzazioni datoriali, dei sindacati, del settore delle riparazioni informatiche e dei servizi per la persona: a loro vanno 9,8 euro l’ora, che sono quasi un terzo in meno della paga complessiva.

Le differenze territoriali non sorprendono e sono in linea con la rilevazione effettuata nei mesi scorsi dall’Osservatorio JobPricing sulle remunerazioni del settore privato, a livello provinciale. Anche secondo l’Istat, la regione che presenta la retribuzione oraria media più elevata è la Lombardia con 15,7 euro, seguono Lazio con 14,8 euro, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano con 14,7 euro. Le retribuzioni orarie più basse si registrano nel Mezzogiorno, soprattutto in Puglia (11,9 euro), Molise (12,2 euro), Basilicata e Calabria (12,1 euro).

Se esser stranieri significa mediamente subire uno svantaggio del 18,6% delle retribuzioni, studiare fa bene: “All’aumentare del livello di istruzione cresce la retribuzione oraria per uomini e donne, ma cresce anche lo svantaggio retributivo per le donne. Per le posizioni con la laurea e oltre la retribuzione oraria delle donne è di 16,1 euro contro 23,2 euro degli uomini; il differenziale è quindi pari a -30,6%”.

via ItalianoSveglia

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